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Full text of "Isabella d'Aragona : dramma lirico in un prologo e due parti"

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REGIO  TEATRO  ALLA  CA1NOBBIANA 


DRAMMA  LIRICO 


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DRAMMA  URICO  IN  UN  PROLOGO  E  DUE  PARTI 


DI 

MARCELLI  ANO  MARCELLO 


MUSICA.  DEL  MAESTRO 


Da  rappresentarsi 

AL  REGIO  TEATRO  ALLA  CANOBBIANA 

l’ Autunno  1864 


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MILANO 

COI  TIPI  DI  FRANCESCO  LUCCA. 


li  presente  libretto,  essendo  di  esclusiva  proprietà  dell’editore 
Francesco  Lucca,  restano  diffidati  i  signori  Tipografi  ad 
astenersi  dalla  ristampa  dello  stesso  senza  averne  ottenuto 
fi  permesso  dal  su  citato  editore-proprietario. 


MUSIC  LIBRARY 
UNC  -CHAPEL  HILL 


PERSOJVAGGS 


ATTO  ili 


ISABELLA  D’ARAGONA,  Reg¬ 
gente  del  Reame  di  Napoli  .  Sig.a  Demi  Elvira 

ANTONIELLO  CARACCIOLO,  di 
lei  favorito . Sig.  De  Antoni  Giorgio 

RAIMONDO  CARACCIOLO,  suo 

fratello . Sig.  Alessandrini  Luigi 

ROCCO  DEL  PIZZO ,  nobile  ca¬ 
labrese  . Sig.  Cotogni  Antonio 

FRA  DONATO . Sig.  Daneri  Ernesto 

LEONORA,  dama  della  Reggente  Sig.a  Besozzi  Amalia 

Un  Nobile  calabrese  .  .  .  Sig.  Bertoni  Pietro 

Un  Servo . Sig.  Archinti  Gaetano 

Un  Domestico  di  Del  Pizzo  .  Sig.  N.  N. 

CORI  E  COMPARSE 

Soldati  —  Popolani  d’ambo  i  sessi  • —  Famigliali 
Damigelle  —  Cavalieri  e  Dame 
Nobili  e  dignitari  del  Reame  —  Paggi  —  Araldi 
Nobili  calabresi  —  Maschere  —  Popolo  napoletano 
Guardie  —  Banda  musicale,  ecc. 


ja  scena  nel  prologo  è  in  Rosarno,  villaggio  nelle  Calabrie 
nelle  altre  due  parti  a  Napoli. 

% 

L’Epoca  al  principio  del  XVI  secolo. 


Maestri  concertatori  a  vicenda 
signor  Cav.  Mazzucato  Alberto  e  sig.  Pollini  Francesco. 

Primo  Violino  e  Direttore  d’Orcheslra  sig.  Cavallini  Eugenio. 

Altro  primo  Violino  in  sostituz.  al  sig.  Cavallini,  sig.  Corbellini  Vinc, 
Sostituto  ai  suddetti,  sig.  Rampazzini  Giovanni. 

Primo  dei  secondi  Violini  per  POpera  sig.  Riva  Felice. 

Primo  Violino  per  i  Balli  sig.  Melchiori  A.  Sostituto  sig.  Valsecchi  A. 
Primo  Violino  dei  secondi  per  il  Ballo,  sig.  Ressi  Michele. 

Prime  Viole 

per  l1  Opera  sig.  Fiorati  P.  -  pel  ballo  sig.  Mantovani  Gio. 

Primi  Violoncelli  a  vicenda,  per  FOpera  o  Ballo 
signori  Quarenghi  Guglielmo  e  Truffi  Isidoro. 

Primo  Contrabasso  al  Cembalo  sig.  Negri  Luigi. 

Sostituti  al  medesimo,  signori  Manzoni  Giuseppe  e  Moja  Aless. 

Primo  Contrabasso  per  il  Ballo,  sig.  Motelli  Nestore. 

Primi  Flauti 

per  l’Opera  sig.  Pizzi  Francesco  -  pel  Ballo  sig. Zamperoni  Antonio. 

Primi  Oboe 

per  FOpera  sig.  Gonfalonieri  Cesare  -  pel  Ballo  sig.  Ferrari  Luigi. 

Primi  Clarinetti 

per  FOpera  sig.  Bassi  Luigi  -  pel  ballo  sig.  Varisco  Francesco. 

Primi  Fagotti 

per  FOpera  sig.  Torriani  Antonio  -  pel  Ballo  sig.  Borghetti  G. 

Primi  Corni 

per  FOpera  sig.  Rossari  Gustavo  -  pel  Ballo  sig.  Caremoli  Antonio. 

Prime  Trombe 

per  FOpera  sig.  Abbiati  Gio.  -  pel  Ballo  sig.  Freschi  Cornelio. 

Primo  Trombone  sig.  Cottino  C.  -  Bombardone  sig.  Castelli  Ant. 

Arpa,  sig.  Bovio  Angelo. 

Timpani,  sig.  Garegnani  C.  -  Gran  cassa,  sig.  Rossi  Gaetano. 
Organo  e  Fisarmonica,  sig.  Zarini  E. 

Maestro  e  direlt.  dei  Cori  sig.  Zarini  E.  -  Sostiluio  sig.  Portaluppi  P. 
poeia,  signor  F.  M.  Piave.  —  Rammentatore  sig.  Tibinanzi  Gio. 
Buttafuori,  signor  Luigi  Bassi. 

Scenografìa:  Pittore  e  Direttore,  signor  Peroni  Filippo. 

Altro  Pittore  e  Direttore  in  sostituzione  al  signor  Peroni 
signor  Carlo  Ferrari,  Professore  aggiunto  alta  scuola  di  Prospettiva. 

Artisti  collaboratori,  esposti  per  ordine  di  anzianità 
signori:  Cavallotti  D.,  Guzzi  A.,  Aschieri  G.,  Tencalla  G.,  Covati  F. , 
Steffanini  1.,  Crosti  A.,  Frigerio  A.,  Fanfani  A. 

Comolli  A.,  Sala  L.,  Bestetti  C.,  Belloni  G. 

Appaltatore  del  macchinismo:  signor  Aliati  Antonio. 
Fornitore  dei  Pianoforti:  signor  Erba  Luigi. 

Vestiarista  proprietario:  signor  Zamperoni  Luigi. 
Proprietario  degli  Attrezzi,  sig.  Gaetano  Croce. 
Appaltatore  delFllluminazione ,  sig.  Pozzi  Giuseppf. 

Fiorista  e  piumista  :  signora  Boroni  Teresa» 
Parrucchiere:  signor  Venegoni  Eugenio, 


I 


PROLOGO 


SCENA  PRIMA.  . 

Piazza  di  Rosarno.  —  Da  un  lato  una  chiesa,  a  cui  mette 
un’  ampia  gradinata ;  sul  dinanzi  una  taverna ;  dall’  altro 
un  palazzo.  In  fondo  colline.  —  Si  fa  sera. 

Molti  Soldati  stanno  parte  seduti  e  parte  in  piedi 
innanzi  alla  taverna,  bevendo,  giuocando  e  cantando. 

Coro  Ai  cozzo  dei  bicchieri , 

Prodi,  facciam  baldoria; 

Sospiro  de’  guerrieri 
È  il  vino  e  la  vittoria. 

Il  capo  or  ne  circonda 
Del  verde  allór  la  fronda; 

Facciamo  di  goder, 

Della  ventura  figli  ; 

È  bel  dopo  i  perigli 
Cantare  fra  i  bicchier. 

( bevono  nuovamente  e  giuocano ) 

Alcuni  E  il  capitano?  0 discorrendo  fra  loro) 

,\rTRI  Dentro  il  suo  tetto 

Corse  all’  amplesso  della  sorella. 

]  A  rivederla  quanto  diletto, 

La  sua  Costanza,  sì  pia,  sì  bella! 

IL  Ei  l’ama  tanto! 

j  Tanto  l’adora! 

li.  Di  sua  famiglia  sol  questa  suora 

A  lui  rimane. 

Tutti  ( tornano  a  mescere)  Beviamo  a  lor : 

Che  sian  felici,  gridiam  di  cuor. 

(  Tutti  alzano  i  bicchieri  rivolti  al  palazzo  e  tornano  a  cantare) 


6 


PROLOGO 
Al  cozzo  dei  bicchieri , 

Prodi,  facciam  baldoria: 

Sospiro  de5  guerrieri 
È  il  vino  e  la  vittoria. 

Il  capo  or  ne  ricorda 
Del  verde  allór  la  fronda; 

Facciamo  di  goder, 

Della  ventura  figli; 

È  bel  dopo  i  perigli 
Cantare  fra  i  bicchier. 

(Si  ode  il  lento  rintocco  della  campana  dell’ agonìa  :  ì 
Soldati  depongono  i  bicchieri  e  prestano  orecchio) 

Soldati  Un  infelice...  presso  a  morir... 

Tregua  alla  gioia...  Non  un  respir. 

SCENA  IL 

Dalla  chiesa  esce  lentamente  una  processione  di  devote  in 
veste  bianca,  velate,  con  ceri  in  mano,  seguite  da  pa¬ 
recchie  popolane;  per  ultimo  Fra  idouafo.  La  pro¬ 
cessione  cammina  dimessamente  verso  il  palazzo.  Un 
Famigliare  ne  esce. 

Coro  di  donne  Alla  tapina, 

Che  langue  all'ultima 
Ora  vicina, 

Un  refrigerio 
Di  santo  amore 
Rechiamo,  o  suore. 

(1  Soldati  si  levano  l’  elmo  e  s’  inginocchiano  :  alcuni 
chiamano  il  Famigliare  e  V  interrogano  sotto  voce ) 

Forse  è  Costanza , 

Per  cui  là  pregano? 

Ben  poco  avanza 
A  lei  di  vivere. 

Oh!  di  terrore 
Ne  agghiacci  il  core! 

(La  processione  è  entrata  nel  palazzo  i  Soldati  V  hanno 
seguita,  S ’  ode  salmeggiare  di  dentro) 


Soldati 

Fam. 

Soldati 


PROLOGO 

Coro  La  salva,  o  Dio, 

Dal  morbo  rio. 

Opra  un  miracolo 
Col  tuo  poter; 

Tu  atterri  e  susciti 
Col  sol  voler. 

SCENA  III. 

Terminata  la  preghiera  escono  dal  fondo  guardinghi  4n- 

ionicllo  e  Sia  ai  imo  fido  Caracciolo.  Il  primo  è  pal¬ 
lido  ed  agitato. 

Aivt.  In  tempo  forse  io  giungo.  Ella  vergava 
Questo  foglio  con  man  debile  e  inferma, 

Per  richiamarmi  a  lei. 

Non  s’avverino,  o  ciel ,  i  dubbi  miei! 

Rai.  Calma,  o  fratei,  l’affanno. 

Io  tei  dicea,  di  non  lasciar  per  questo 
D’ Isabella  la  corte:  appunto  in  quella 
Che  il  favor  t’  ha  nomato 
Primo  ministro. 

ArvT.  Ah,  non  avessi  mai, 

Spinto  da  te,  mio  demone,  lasciato 
Queste  tranquille  arene, 

Ov’ era  la  mia  pace,  ogni  mio  bene! 

Rai.  E  la  gloria,  gli  onor  e  l’alto  grado 
A  cui  tu  tocchi  già? 

Arvr.  Vane  chimere, 

Baglior  fugace  e  incerto, 

Che  mi  lasciano  il  cor  muto  e  deserto. 

( Anloniello  rimane  cupo  e  pensieroso :  poi  quasi  colpito 
da  un ’  idea  funesta) 

Odo  sommesso  un  gemito, 

Come  d’  un  cor  morente, 

Che  mi  sgomenta  l’anima, 

Mi  chiama  delinquente. 

Di  quella  mesta  giovine, 

Che  forse  muore  adesso, 

È  il  gemito  sommesso 
Che  paventar  mi  fa. 


8  PROLOGO 

Non  oso  all’aura  chiedere 
Novelle  di  colei: 

Perchè,  se  rispondessero 
Ch’  è  morta,  io  pur  morrei.  . 

Ma  non  son  io  colpevole 
Del  barbaro  abbandono... 

Un  infelice  io  sono, 

Degno  d’  egual  pietà! 

(Continuano  i  lenti  rintocchi  della  campana:  ripassa  la  prò - 
cessione seguila  dai  soldati  ^  dai  famigliari  ecc.  tutti  a 
capo  chino :  Antonietta  e  Raimondo  entrano  in  chiesa.  Molti 
soldati  e  famigliari  rimangono  nella  piazza.) 

SCENA  IV. 

Hocco  i#eS  Pazzo  esce  dal  suo  palazzo  fremente  e  con¬ 
trafatto:  lo  circondano  alcuni  attenenti  alla  sua  famiglia. 
I  Soldati  e  i  Famigliari  gli  si  appressano. 

Coro  Più  che  il  duolo  sul  tuo  volto 
Il  corruccio  hai  tu  scolpito, 

Hoc.  E  sì  rio,  che  in  petto  accolto 

Sino  il  pianto  m’  ha  impedito. 

Mentre  io  là  sudava  in  guerra, 

In  favor  della  mia  terra , 

Un  infame,  un  maledetto 
Penetrava  nel  mio  letto: 

La  sorella  mi  sedusse, 

L’avvenire  le  distrusse: 

Ne  moria  di  disonore 
il  cadente  genitore, 

Che  sdegnoso  all’  ultim’  ora 
La  tradita  maledì. 

Ah!  la  misera  mia  suora 
Di  cordoglio  pur  morì! 

Coro  E  quell’empio,  o  capitano, 

Non  cadea  da  le  svenato? 

H°c-  Io  Gnor  ho  chiesto  invano 

Chi  mai  sia  lo  scellerato... 


PROLOGO  9 

Ah!  spirò  la  mia  Gostanza; 

Nè  quel  nome  pronunciò  ! 

Cono  Lo  saprai. 

Hoc.  Ben  n’ho  speranza... 

Io  giurai...  Lo  troverò... 

( con  impelo  soffocato  di  sdegno) 

y 

E  la  morte  poca  pena 
AH’  atroce  suo  misfatto  : 

La  vendetta  sarà  piena 
Se  infamato  io  lo  vedrò. 

S’egli  esangue  fosse  tratto 
Da  qualcuno  a’  piedi  miei  : 

Io  rimorso  sentirei , 

Perchè  un  altro  il  trucidò! 

Coro  Aspettar  tu  forse  dèi , 

Ma  sfuggirti  egli  non  può. 

(/  soldati  e  gli  attenenti  sono  frementi) 

Ei  non  osa  al  nostro  sguardo 
Di  mostrarsi... 

Hoc.  {urlando  con  rabbia)  Egli  è  UI1  Codardo. 

S’egli  ha  nome  e  cor,  per  Dio! 

Si  palesi  !  { aggirandosi  per  la  scena) 

SCENA  V. 

.4eb  iosa  sei  io  trattenuto  invano  da  Raimondo  si  mostra 
in  alto  della  gradinata  ;  poi  Fra  tuonato  e  detti. 

Art.  (con  voce  ferma)  EcCO  I  SOI1  io. 

Uccidetemi  :  la  morte 
Sia  la  pena  al  mio  fallir. 

Hoc.  (cava  il  pugnale  e  sale  rapidamente  la  scala gridando  :) 

Muori  ! 

( mentre  alza  il  braccio  per  ferirlo  si  presenta  sulla  pol  la 
della  chiesa  Fra  Donato  che  si  fa  scudo  ad  Anto  niello) 

Fra  I).  Innanzi  a  queste  porte  ! 

Non  ti  senti  abbrividir  ? 

(Silenzio  e  stupore  generale) 

Isabella  d’ Aragona 


2 


'  10 


PROLOGO 

{Rocco  scende  lentamente ,  così  Antoniello  e  Raimondo. 
Fra  Donalo  solo  rimane  sul  limitare  della  chiesa 
severo  e  solenne ) 

Fra  D.  Colà,  de  la  tua  suora 

Calda  è  la  salma  ancora , 

Ella  nell’agonia 
Parlato  ha  di  perdono  ; 

Senza  rancor  salia 

Del  Dio  di  pace  al  trono, 

Compisci  il  sacrifizio , 

0  figlio  sventurato  ; 

Perdona  !  e  perdonato 
Sarai  tu  pure  un  dì. 

Art.  Lo  veggo,  il  mio  rimorso 

Può  nulla  sul  trascorso. 

Un  lampo  passaggiero 
M’ha  il  ciglio  abbacinato: 

In  faccia  al  mondo  intero 
Mi  grido  scellerato. 

10  sono  inerme,  svenami,  («  Rocco) 
Svenami,  tu  n’hai  dritto: 

11  nero  mio  delitto 

10  sconterò  così. 

Roc.  Ah!  ratlener  la  mano  ( a  Fra  Donato) 

Tenti,  Donalo,  invano. 

Dalla  sua  tomba  s’ alza 
A  domandar  vendetta  : 

11  padre  che  m’ incalza 

E  a  compierla  m’affretta. 

Quanto  aspettò  la  misera , 

Quanto  soffrì,  lo  sai. 

Cada  svenato  ornai 
Il  vii  che  la  tradì. 

Bai.  Ah!  non  tei  dissi ,.  improvvido , 

Che  t’  altendea  periglio  : 

Or,  bada  al  mio  consiglio; 

Vieni,  foggiani  di  qui. 

{ad  Antoniello  cercando  di  trarlo  lontano) 


li 


PROLOGO 


Cono  d’attenenti  (a  fiocco  sottovoce) 

Nascondi  1*  ira  ,  simula  : 

Rispetta  l’ora,  il  tempio. 

Morrà,  morrà  quell’empio 
Che  il  sangue  tuo  tradì. 

Coro  di  por.  Quante  sciagure  accumula 
Questo  nefasto  dì  ! 

Fra  D.  Perdona  !  (a  fiocco) 

Roc.  (da  sè )  (A  vii  patibolo  (guardando  Ani.) 

Vendetta  lo  trarrà  : 


Ma  pria  trafitto  esanime  (rivolto  a  itami.) 
Raimondo  al  suol  cadrà.) 

Rai.  ((ia  sè )  (Fiero  disegno  ei  medita: 

Nasconderlo  non  sa.) 

Ant.  (Se  mi  vedesse  l’anima, 

Gli  desterei  pietà.) 

Fra  D.  Perdona!  e  il  ciel  medesimo  (a  fiocco) 

A  te  perdonerà. 

(Raimondo  trae  seco  a  Jorza  Anto  niello  che  si  volge  e 
guarda  il  palazzo  di  Costanza j  Rocco  lo  segue  collo 
saltar  do  .  e  accenna  di  vendicarsi  :  indi  è  tratto  al 
suo  palazzo  dagli  attenenti.  Fra  Donato  rientra  in 
chiesa.  Il  popolo  si  ritrae  costernalo.) 


FINE  DEL  PROLOGO. 


PARTE  PRIMA 


SGENA  PRIMA. 

Magnifica  sala  nel  palazzo  della  Reggente;  porte  laterali, 
una  in  fondo.  Tutto  è  ricco  e  sontuoso. 

fidaBiaigcIte  rivolte  all1  appartamento  della  Reggente, 
aspettandola:  quindi  Isabella,  poi  Leonora. 

Dim.  T’  adorna  :  ed  esci  bella 

Qual  mattutina  stella , 

Un  giorno  lieto  e  splendido 
Isabella,  per  te  questo  sarà. 

Isa.  Non  mai  per  me  risorse 

Più  promettente  il  sol.  Oggi  ritorna 

Il  mio  prode  Caracciolo;  colui 

Che  del  mio  regno  è  gloria  ed  è  sostegno; 

Onore  di  lui  degno 

Egli  oggi  troverà  su  queste  arene. 

(E  in  esso  io  fia  che  trovi  ogni  mio  bene.) 

Dam.  Tardar  non  può. 

Isa,  ( guardando  attorno)  Nè  ancora 

Tornata  è  Leonora 

Che  incontro  a  lui  mandai  ? 

Dam.  Eccola.  ( guardando  verso  la  porla  di  mezzo ) 

Leo.  ( appena  vede  Isabella s  si  turba  e  si  arresta) 

La  Reggente! 

Isa.  ( fissandola )  Che  cos’  hai  ? 

Leo.  Forse  non  sarà  vero...  ( imbarazzata ) 

Isa.  Parla... 

Leo.  Un  ignoto  sovra  il  mio  sentiero 

Incontrai,.. 

Isa. 


Che  ti  disse  ? 


13 


PARTE  PRIMA 

Leo.  di’  ai  Caracciolo  incombe  alta  sciagura 
In  questo  giorno  ! 

Isa.  E  quale? 

Leo.  io  non  saprei...  L'incognito  disparve... 

Isa.  ( inquieta  e  turbata) 

Vanne...  corri...  ricerca  e  ovunque  chiedi 
Nuove...  Non  sarà  ver!...  Poscia  qui  riedi. 

( Leonora  parte.  Isabella  rimane  in  preda  all’agitazione ) 

Isa.  (Pur  un  segreto  palpito 

L’afflitto  cor  mi  scuole; 

E  mi  centurban  l’anima 
Mille  paure  ignote. 

Il  vaticinio  arcano 
Mi  grida  in  fondo  al  cor. 

Cielo,  deh!  fa  che  vano 
Torni  ogni  mio  timor.) 

( suo7ii  di  musica  festiva  al  di  fuori  del  palazzo ) 

Quai  suoni  ! 

SCENA  IL 

ILc onora  e  dette. 

re0<  Di  Caracciolo 

Ànnunzian  la  reddito. 

ISA.  Ogni  temenza  il  giubilo 

Ha  dal  mio  cor  bandita. 

I)AM.  Deh!  scaccia  lo  sgomento:  > 

Ogni  timor  fini. 

ISA  Ei  viene...  Oh!  come  lento 

Va  il  tempo  in  questo  di. 

(con  indicibile  trasporto  di  gioia ) 

Ah  !  potessi  col  desìo 

Affrettar  dell’ ore  il  volo, 

Coi  sospiri  del  cor  mio 
L’ali  al  tempo  raddoppiar. 

Ei  ritorna:  e  il  cielo,  il  suolo 
Ride  ,  splende  d’  ogni  intorno. 


14  PARTE 

Il  pensier  del  suo  ritorno 
Non  può  Palma  sopportar. 

Dam.  Ecco,  lieta  al  suo  ritorno, 

Tutta  Napoli  esultar. 

(, Isabella  torna  ai  suoi  appartamenti j  le  damigelle  si  ritirano ) 

SCENA  III. 

Piazza  dì  Napoli  tutta  addobbata  e  parata  a  festa ;  sven¬ 
tolano  bandiere  sui  veroni  e  pendono  ricchi  arazzi  dalle 
finestre.  Nel  mezzo  sorge  un  magnifico  palco  a  cui  si 
ascende  per  gradini  coperti  di  ricchi  tappeti ,  esso  e  deco¬ 
rato  con  una  ricchezza  veramente  regale  e  coperto  di  un 
velano  a  frange  d’oro :  alcune  guardie  all’  intorno. 

S’odono  da  lunge  suoni  festivi  che  si  avvicinano. 
Intanto  si  mostra  pallido  ISoce»  Bìel-I*szz©. 

•  _ 

Hoc.  Tutto  festeggia  :  io  solo 

Covo  nel  seno  interminato  duolo... 

L’ora  è  venuta...  Ah!  mai 
Esser  così  vicina  io  la  sperai... 

Tanto  giubilo  in  breve 
Sarà  da  me  distrutto , 

Ed  ogni  festa  convertita  in  lutto. 

(/  suoni  si  sotto  fatti  più  ricini:  Rocco  fremendo ,  e  minacciando 
colla  mano  vendetta,  corre  frettoloso  ctlla  reggia.  A  poco  a  poco 
cominciano  a  sfilare  nella  piazza  le  truppe  ,  alla  cui  lesta  è  la 
banda  musicale  j  alfieri  che  recano  bandiere.  Dopo  V  esercito , 
che  si  pone  in  due  ale  intorno  al  palco,  si  avanzano  paggio 
araldi,  nobili,  dignitari  del  regno,  che  si  collocano  sulla  gra¬ 
dinata  del  palco.  Il  popolo  innonda  la  piazza.) 

Coro  gen.  Dal  Sebeto,  dal  patrio  Tirreno 

Parta  un  grido  festoso  d’intorno, 

Ed  annunzi  in  sì  fulgido  giorno 
L’esultanza  d’ un  popolo  inter. 

Sorse  il  sole  più  lieto  e  sereno, 

La  natura  sorride  e  si  abbella: 

Poiché  spande  la  grande  Isabella 
In  ogn’  alma  letizia  e  piacer. 


PRIMA 


15 


SCENA  IV. 

Intanto  sono  saliti  sul  palco  .4  filoni  e  Ilo  Caracciolo  e 
Fra  Stonato ,  seguiti  da  un  paggio  che  sovra  un  cu¬ 
scino  reca  una  ricchissima  spada.  Tutti  fanno  silenzio. 

Ant.  D’  Isabella  il  favor  m’  ha  nominato 
Suo  primiero  ministro  : 

È  grazia  questa,  ch’ogni  mia  speranza, 

Ogni  mio  merto  supera  ed  avanza. 

Come  fìnor  devoto 

Consacrai  di  mia  vita  ogni  pensiero 

Al  ben  del  regno  intero, 

Così  riconoscente 
Di  questo  nuovo  onore, 

Qui ,  de’  grandi  e  del  popolo  al  cospetto , 

Ad  Isabella  fedeltà  prometto. 

ToTTiCaracciolo,  il  tuo  merto 

Degno  ti  rende  anche  del  regio  serto. 

Ant.  A  tanto  io  non  aspiro: 

Mi  basta  che  Isabella 
Sappia  ch’io  gli  son  grato, 

E  n’abbia  un  dì  memoria: 

In  obbedirla  io  pongo  ogni  mia  gloria. 
TuTTiObbliar  non  lo  puote. 

Fca  D.  ( togliendo  dal  cuscino  del  paggio  la  spada ) 

In  guiderdon  de’  tuoi 

Molti  servigi  in  bene  dello  Stato, 

Quest’  acciar  prezioso  ella  t’ invia. 

Tutti  Vi  va  Isabella  ! 

ANT.  Oh  immensa  gioia  mia! 

Fi' A  D  ( presentando  la  spada  a  Caracciolo  che  si  prostra ) 

Questa  spada,  o  cavaliero, 

Che  da  lei  t5  è  data  in  dono, 

Usar  dèi  geloso  e  altero 
In  difesa  del  suo  trono. 

Ella  sia  de’  dritti  ultrice , 

Del  tapin  ,  dell’  infelice; 


16  PARTE 

E  combatta  per  1’  oppresso 
Che  va  squallido  e  dimesso: 

Ruoti  contro  gli  oppressori, 

Contro  gli  empi  e  i  traditori  : 

E  se  mai  la  patria  chiede 
il  tuo  braccio,  il  tuo  valor, 

Pien  di  speme,  pien  di  fede 
Dèi  snudarla  in  suo  favor. 

Aut.  (uccellando  La  spada  con  entusiasmo) 

Io  ti  stringo,  o  sacro  acciaro, 

10  ti  bacio  e  al  sen  li  premo, 

Mi  sarai  compagno ,  e  caro 
Fino  al  giorno  mio  supremo. 

Sempre  a  me  ricorderai 
Quella  man  che  a  me  ti  diè: 

E  per  sempre,  o  spada,  avrai 

11  mio  voto,  la  mia  fé. 

[rivolgendosi  ai  Cavalieri  che  V  attorniano ) 

Incrociate,  o  cavalieri, 

Colla  mia  la  spada  vostra: 

( i  Cavalieri  cavano  la  spada ) 

Odan  nobili  e  guerrieri 
L’alto  giuro  a  pronunziar. 

Fra  D.  Prono,  o  popolo,  li  prostra  » 

L’  alto  giuro  a  confermar. 

{/  Cavalieri  fanno  un  cerchio  attorno  a  Caracciolo }  in¬ 
crociando  le  spade  :  sull’alto  Fra  Donalo  leva  le  mani 
al  cielo  3  e  li  benedice .  Il  popolo  sJ  inginocchia) 

Tutti  Innanzi  al  sol  che  illumina 
Questa  gentil  contrada, 

Giuriam  su  quella  spada 
Ai  trono  fedeltà. 

E  quando  della  patria 
Ci  chiami  alcun  periglio, 

Giuriam  con  fermo  cialio 
Che  salva  ella  sarà. 

(lutti  si  levano:  i  Cavalieri  alzano  le  spade  3  il  popolo 
agita  berretti  festeggiando  Cai  acciaio) 


P  R  I  M  A 


17 


SCENA  V. 

Sala  come  prima.  ■ 

S'avanza  Hocco  Elei  BDizzo,  poi  isabella. 


Hoc.  ( introdotto  da  un  famigliare) 

Ad  Isabella  io  chiedo 
Di  favellar  e  tosto.  Alta  cagione 
A  lei  mi  traggo.  Va.  {H  famigliare  parte) 

Ombre  implacate 
Di  padre  e  di  sorella , 

Della  nostra  vendetta 
Ecco  la  desiata  ora  s’  affretta. 

{Isabella  esce  accompagnata  dalle  guardie ) 

Isa.  Che  chiedete  da  me  ? 

Roc,  Da  solo  a  sola 

Favellarvi. 

Isa.  Chi  siete? 

Hoc.  Tal  che  svelar  vi  debbe  atroci  arcani. 

Isa.  Ognuno  si  ritragga.  (le  guardie  partono.  Isab.  siede) 

Or,  favellate. 

Roc.  Mentre  tutto  d3  intorno 
E  festa  in  questo  giorno, 

Poiché  a  sublime  grado  un  uomo  ergeste, 
Ch’ha  il  favor  vostro  intero; 

Nell’ ombra,  nel  mistero, 

Si  consumava  orribile  delitto  : 

Fu  Raimondo  Caracciolo  trafitto  ! 

IsA.  (•«’  Qlza  sgomentala  e  fremente) 

Tu  menti  ! 


Roc. 

Io  Io  vidi  nuotar  nel  suo  sangue 

Versalo 

da  cento  mortali  ferite. 

Isa.  11  vero 

mi  narri?...  Lo  spirto  mi  langue... 

E  il  reo  ? 

Roc. 

Niun  conosce. 

Isa. 

Ma  come  ? 

Roc. 

M’  udite. 

18 


Hoc. 

ÌSA. 

Hoc, 

ISA. 


Hoc. 


IsA. 

Hoc. 

IsA. 

Hoc. 


i 


PARTE 

Mistero  profondo  ricopre  il  misfatto: 

Da  mano  sicura  quel  colpo  fu  fatto. 
Indarno  oprereste  minacce,  torture... 

Fien  vane  le  preci,  fìa  vana  la  scure... 

A  me  solo  è  noto  chi  sia  l’assassino, 
h  a  un  patto  soltanto  lo  posso  svelar. 
Ignoto  mortale,  ti  manda  il  destino: 

Di  tutto  disponi  ;  non  dèi  che  parlar. 
Dovizie  domandi  ? 

Non  calmi  dell’oro. 

Onori  vagheggi  ? 

Di  ottenni  sul  campo. 

Ma  dillo  tu  stesso,  qual  avvi  tesoro 
Che  possa  appagarti?  Io  spasimo,  avvampo... 
Un  giuro  solenne  vi  chieggo,  Isabella, 

Io  vengo  soltanto  giustizia  a  implorar. 
Giustizia!... 

D’  un  empio... 

Giustizia?  Favella. 

Istoria  di  pianto  ni’  è  forza  narrar.  « 

( Isabella  gli  si  accosta  con  sollecitudine ) 

Una  bella  giovinetta, 

Come  li ii  angiol  casta  e  pura . 

Vivea  calma  e  benedetta 
Nelle  sue  paterne  mura. 

Giovin  ricco,  seducente, 

Lusingò  quell’innocente, 

Che,  inesperta  come  eli’ era, 

Nel  giardin  scendea  la  sera, 

Quando  il  cielo  era  stellato, 

All’  amplesso  desiato... 

Ed  il  vii,  giurando  amore, 

Profanò  quel  vergin  fiore... 

Poi  da  lei  fuggi  lontano , 
richiamato  ?  atteso  invano. 

E  la  misera,  reietta, 

Dal  suo  padre  maledetta  , 

* 


19 


PRIMA 

Di  dolor,  di  pentimento 
E  d’amore  tramortì... 

La  vergogna  ed  il  tormento 
Han  reciso  i  suoi  bei  dì  ! 

Isa.  (rimane  intenerita j  asciugandosi  gli  occhi ) 

Ah!  le  lagrime,  i  singulti, 

Della  mesta  l’abbandono, 

Non  andranno  a  lungo  inulti  ; 

Non  invan  potente  io  sono. 

Non  è  questa  una  vendetta, 

È  giustizia  eh’  io  farò. 

Il  doler  della  reietta 
A  morir  lo  condannò. 

Ma  chi  è  questi? 

È  in  vostra  Corte. 

È  già  scritta  la  sua  morte. 

Ma...  penlirvene  potreste... 

Il  mio  giuro  non  aveste? 

L’  uccisor  di  Raimondo 
Io  sapere  allor  potrò  ! 

È  a  me  noto,  noi  nascondo; 

Ed  a  voi  lo  svelerò. 

( Isabella  trae  Rocco  ad  una  porta  laterale.  Gli  fa  cenno 
di  entrate  ed  aspettare  i  suoi  ordini.) 

IsA  Olà!  ( chiamando  tutti  di  sua  Corte) 

SCENA  VI. 

Cavalieri,  Mobili,  B>ame,  ccc.,  che  s’inchinano  al  co¬ 
spetto  di  Isabella  ;  per  ultimo  Fra  Donato  ,  quindi 
a  suo  tempo  Antoniello  Caracciolo. 

[s  v  ( con  maeslàj  mettendosi  in  mezzo  a  tutta  la  sua  Corte ) 

Orrenda  novella 
Darvi  degg’  io  ,  signori , 

Dell’  illustre  Caracciolo  il  germano 
Fu  trucidato! 

( Tutti  rimangono  colpiti  e  costernati) 

È  vero  dunque? 


Hoc. 

Isa. 

Roc. 

Isa. 


Roc. 


Fa  a  D. 


PARTE 


E  vero. 


20 

ISA. 

Coro  Raimondo  ucciso? 

Ajn’T.  (a  queste  parole  si  avanza  fuori  di  sè,  pallido  e  mal  reggendosi) 

Ucciso  mio  fratello? 

(Per  mia  cagion  dischiuso  un  altro  avello!) 

Fra  D  ( accorre  a  consolarlo  s  abbracciandolo  paternamente') 

Isa.  Finor  è  ignoto  l’omicida  a  lutti: 

Ma  scoprirlo  poss’  io. 

Coro  A  morte!  À  morte! 

Isa.  Chi  svelar  mi  debbe 

L’arcano  da  me  chiede  un  giuramento: 

Che  ha  da  me  punito 

Tal  di  voi,  che  una  vergine  ha  tradito, 

A  cui  fede  ha  giurato  ; 

E  che,  sedotta,  ha  poscia  abbandonato. 

( Tutti  si  guardano  in  faccia  V un  V altro  trepidi  e  muli) 
A  nt.  ( nascondendo  il  volto  sul  petto  di  Fra  D.j  e  fra  sè) 

(Oh  sorte  funesta  !  La  merlo ,  o  Costanza  : 

Ornai  di  salvarmi  non  v’ha  più  speranza.) 

Isa.  ( levandosi  in  piedi  severamente  passeggiando  innanzi  ai  Cav.) 

Ed  avvi  qualcuno,  signori,  tra  voi, 

Che  ardisca,  macchiato  di  tanto  delitto, 
Venirmi  dinanzi? 

Gay.  ( meravigliati  e  offesi)  L’ infame  è  tra  noi  ? 

Isa.  ( guardando  tutti  in  volto) 

Ne  vegga  il  rimorso  sul  suo  fronte  scritto! 
Cav.  Di  noi  dubitare  potreste? 

Isa.  Vi  giuro: 

Qualunque  egli  fosse  punito  sarà. 

Tutti  Giustizia  è  codesta. 

ISA.  ( sempre  con  maggior  calore)  Morrà  lo  Spergiuro: 

Poc’anzi  ne  diedi  mia  fede,  morrà. 

Cav.  Ma  forse  è  menzogna...  ( dubitosi ) 

Dame  (rassicurandola)  Inganno,  Isabella... 

ìsa.  Adunque  quell’  uomo  vi  volle  tradir  ! 

Hoc.  ( uscendo  improvvisamente  e  gridando) 

No!  (si  avanza  con  passo  sicuro  vicino  a  Car.s  additan¬ 
dolo  a  tutti)  Questi  è  il  fellone. 

( Antoniello  rimane  sbigottito  e  china  gli  sguardi) 


21 


PRIMA 

Roc.  ( con  tìlono  minaccioso)  Per  Rie  ti  favella 

L’  estinta  mia  suora! 

IsA.  ( vedendo  Carac.  non  rispondere  comprende  ogni  cosas  e  cade 
tramortita  sulla  sedia)  Mi  Sento  morir  ! 

(//  poco  a  poco_,  in  mezzo  allo  sbigottimento  generale j  ella 
si  leraj  e  si  fa  presso  a  Caracciolo >  che  trae  innanzi  par¬ 
lando  sommessamente  a  lui  solo) 

Isa.  Tu  non  rispondi...  Crudel  mistero!... 

Sì  reo  saresti  ?...  Fosse  ciò  vero  !... 

Ah  no,  ti  scolpa...  sgombra  il  sospetto... 

Un  detto...  un  detto...  Mi  scoppia  il  cor  !... 
Ed  io  di  gloria  t’avea  coperto; 

( con  passione  quasi  piangendo) 

A  te  pensava  cingere  il  serto... 

Ogni  speranza  per  te  perdei, 

Il  riso  hai  spento  de’  giorni  miei... 

Quanto  t’  ho  amato  finor  tu  sai , 

Or  proverai  il  mio  furor 
Aint.  Che  dir  poss’  io...  Smarrito  io  sono,.. 

Neppur  m’ è  dato  chieder  perdono... 
Tradito  ho  un  angelo:  per  me  moria: 
Giusta  è,  lo  veggo,  la  pena  mia. 

Solo  la  morte  porre  può  un  termine 
Al  mio  rimorso,  al  mio  dolor. 

Roc.  Ei  tace  c  freme  !...  reo  si  confessa... 

•  L’ora  suprema...  per  lui  s’appressa... 

Dal  tuo  recente  sepolcro  esulta 
Non  ha  che  resti,  sorella,  inulta; 

Io  l’ho  giurato:  morrà  quel  perfido 
Che  straziava  quel  vergili  cor. 

Fi-.a  I).  Ora  tremenda...  Fatai  momento... 

Venuto  è  alfine...  fremo  d’  orror. 

Or  di  salvarlo  più  non  m’attento: 

Del  ciel  lo  colse  giusto  rigor. 

Cono  Ei  reo  cotanto!...  chi  detto  avria  ?... 

La  morte  è  pena...  di  tanto  error... 

Non  v’  ha  clemenza  ,  colpa  saria  : 

Muoia  sul  palco  del  disonor. 


2*2  PARTE 

A  NT.  (atta  fine  mettendosi  in  mezzo  a  tutta  la  Corte  risolutamente 
e  dandosi  per  vinto) 

Poi  che  morire  io  deggio  , 

Segna  la  mia  sentenza  : 

Ma  senza  infamia  io  chieggio 
Morir. 

Isa.  Ah  !  sì... 

Fra  D.  { implorando )  Clemenza  ! 

Roc.  No  :  la  sua  morte  io  chiamo 

E  il  disonor. 

Isa.  (fuori  di  se  piano  a  Rocco)  L\]a  j0  Paino. 

Hoc.  E  Pamò  pur  Costanza!  (sottovoce  ad  Isab.) 

Isa.  (Mi  toglie  ogni  speranza!) 

Ant.  Ebben,  dov’è  il  carnefice?  (con disperazione) 

Isa.  Ferma,  (volendo  quasi  arrestarlo) 

Roc.  Perchè?...  (frapponendosi) 

Isa.  ( balenando  in  mente  una  speranza) 

Tu  pria 

Promesso  hai  di  commettere 
Un  empio  in  mano  mia, 

Del  prode  suo  germano 
L’  uccisore. 

Roc.  Nè  invano 

Io  Y  ho  promesso.  Io  resto 
Mallevador  di  questo , 

In  tuo  poter  se  vuoi. 

Isa.  (Lassa!  perduto  egli  è.)  (cadendo  sulla  sedia) 

(Un  dignitario  depone  sulla  tavola  ad  Isabella  un  foglio in¬ 
vitandola  a  sottoscriverlo .  Isab.  è  commossa  e  tremante) 

Roc.  Segna...  (con  solennità) 

Isa.  (soffrendo)  Crudel...  e  puoi  ? 

Roc.  Rammenta  i  giuri  tuoi  ! 

Alcuni  Muoia  ! 

Tutti  Giustizia  eli’  è  !  ! 

(Dopo  aver  per  alcun  tempo  esitato ,  ad  uno  sguardo  di 
Rocco  e  della  Corte  fremente.  Isabella  sottoscrive  la 
sentenza  :  poi  esclama  fuori  di  se) 


I.SA. 


ÀINT. 


RuC. 


Fba  S) 


Cono 


PRIMA  23 

(Ed  io  stessa  che  tanto  l’ho  amato 
Condannarlo  alla  morte  dovrò. 

Il  mio  strazio  ,  il  mio  duol  disperato 
Uman  cor  sopportare  non  può.) 

Sì,  son  reo,  ma  ben  più  sventurato: 

Cruda  pena  il  destili  mi  serbò. 

Ecco  alfine  tu  sei  vendicalo  ;  ia  Rocco) 

Coll’  infamia  sul  fronte  morrò. 

Hai  veduto  il  fratello  svenato  :  (ad  AnL) 

Per  te  pure  il  dolor  cominciò. 

Non  indarno  l’onore  hai  macchiato; 

L’  onta  il  cielo  a  te  pure  serbò. 

Qui  giungendo ,  calmar  ho  sperato 
Quel  furore  che  primo  scoppiò. 

Tornò  vana  la  speme  ;  è  segnato  ; 

Morir  de’  chi  altrui  morte  costò. 

Questo  dì  che  sì  lieto  è  spuntato. 

Come  tosto  il  dolore  cangiò  ! 

( Aìitoniello  parte  fra  le  guardie.  Disperazione  d’ Isabella 
Gioia  di  Rocco.  Sgomento  degli  astanti.) 


FINE  DELLA  PARTE  PRIMA. 


PARTE  SECONDA 


SCENA  PRIMA. 

Antica  sala  terrena  nel  Castello .  Le  porte  sono  chiuse. 
Una  porla  segreta.  Un  tavolino  e  sedie. 

infoniello  solo ,  seduto  colla  fronte  appoggiata. 


Art.  A  tal  son  giunto  ornai,  che  nullo  evento 
Più  terrore  mi  fa.  Ieri  ad  un  passo 
Dal  irono  appena ,  e  adesso 
Ad  infame  patibolo  sì  presso! 

(si  leva  e  passeggia  lentamente ) 

Quanti  pensieri  errar  confusamente 
Veggo  ne  la  mia  mente  .. 

Ecco,  la  pia  Costanza 

Di  duol  consunta;  il  mio  frate!  trafitto; 

E  Isabella  infelice 

Eternamente...  Oh!  a  lei  pensar  non  lice. 

(siede  abbandonato) 

Ah  nessun  comprender  puote 
Il  più  rio  de’  miei  tormenti; 

Ninno  sa  le  pene  ignote 
Che  fan  guerra  nel  mio  cor. 

Fra  i  rimorsi  più  cocenti , 

Da  cui  F  anima  rifugge, 

Una  fiamma  mi  distrugge: 

De’  rimorsi  eli*  è  maggior. 

(A  schiude  la  porta  segreta  e  si  avanza  una  donna  velata) 


SECONDA 

SCENA  If. 

Isabella,  ed  iniosiicllo. 


25 


Ant.  Chi  s’avanza?...  Il  carnefice!... 

Isa.  ( scoprendosi )  Una  donna 

Che  t’  ama  e  ti  vuol  salvo. 

A>t.  ( riconoscendola j  colpito  di  meraviglia)  Eterno  Iddio! 

Isabella  ?... 

Isa.  Isabella! 

Ant.  È  sogno  il  mio?... 

LjA.  Salva  i  tuoi  giorni.  (c°a  sollecitudine) 

Ant.  ( con  dignità)  E  che  mi  cal  la  vita 

Senza  V  onor  ? 

Isa.  E  della  mia,  spielato, 

Non  bai  pietà?- M*  uccidi  ! 

Àrs'T.  ( guardandola  commosso)  Q  sventurato! 

Isa.  Una  segreta  uscita  (con  ansia) 

M’  è  nota...  È  pronto  un  navicello...  In  Corte 
Oggi  il  lerz’anno  della  mia  reggenza 
Si  celebra:  la  festa  è  d’ ogni  intorno... 

Dalla  notte  protetti  e  ascosi  il  volto 
Da  impenetrabil  maschera...  potremo 
Non  visti  trasfugarsi...  Un  mio  fidato 
Ambo  colà  ci  aspetta,  {pigliandolo  per  mano ) 

ÀNT.  Morir  mi  lascia.  ( ricusando ) 

Isa.  (animosamente)  Per  pietà!  ti  affretta. 

Art.  ( rimane  meditando  coprendosi  la  fronte) 

Isa.  Se  vana  per  commoverti  (con  estremo  dolor?) 

Torna  la  prece  mia, 

Dal  suo  recente  tumulo 
Ascolta  quella  pia... 

Disprezza  i  pianti  miei , 

E  vivi  almen  per  lei! 

Vieni.  (  cercando  trarlo  con  sè) 

Ant.  ( commosso )  Isabella  ,  taci... 

Le  smanie  mie  voraci 
Non  addoppiar. 


PARTE 

Mi  prostro,  (inginocchiand.) 
Vedi ,  piangendo  al  suol. 

10  sono  un  empio,  un  mostro! 

Empio  ?...  Noi  sei  tu  sol...  (palesandosi) 
Tu  lo  dicesti!...  ( fissandola ) 

Isa,  ( chinando  ìl  volto)  Misera! 

Ant.  E  il  sacro  giuramento? 

Isa.  Lo  sprezzo,  lo  dimentico:  (deliberala) 

Rea  più  di  te  divento. 

Dello  spergiuro  orribile 

11  ciel  mi  punirà. 

Io  f  amo  !  ( abbracciandolo ) 

Ant,  E  iniqua  renderti 

Vuoi  tanto?  No! 

(sciogliendosi  dalle  sue  braccia) 

f,SA.  (cadendo  a3  suoi  piedi)  Pietà!! 

(Un  momento  di  silenzio:  Isabella  s’alza  tristameste) 

Senza  di  te  che  valgono 
Gloria,  grandezza,  onori? 

Trono  è  d’  un  alpe  il  vertice 
A  due  fidati  cuori  : 

Per  due  felici  amanti 
Anco  il  deserto  ha  incanti... 

Vedi,  per  te  dimentico 
I  giuramenti  miei: 

Tu  solo  Dio  mi  sei, 

Vita,  speranza,  amor. 

Ant.  Ah  I’  amor  tuo  m’affascina, 

Mi  rende  vii  demente. 

M’odi,  Isabella,  abborrimi, 

Son  troppo  deliquente. 

L’  onta  ond’  io  vo  coperto 
Solo  portare  io  merto. 

Quei  detti ,  quelle  lagrime 
Hanno  il  mio  sen  trafitto: 

Nuovo  e  più  reo  delitto 
Risparmia  a  questo  cor. 


Isa. 

Ant. 

Isa. 

Ant. 


27 


SECONDA 
Isa.  E  inflessibile  tu  sei  ? 

(decisa  e  rasciugandosi  le  lagrime) 

Art.  Vo’  salvare  a  te  1*  onore. 

Isa.  Noi  potresti...  Udir  mi  dèi. 

(lo  prende  per  mano  con  energia) 

Tanto  grande  è  questo  amore 
Che  m*  ha  l’alma  accesa  e  vinta, 
Ch’io  cader  qui  giuro  estinta, 

Se  tu  resti... 

(cara  un  pugnale  e  minaccia  ferirsi) 

ÀRT.  ( colpito  dal  suo  coraggio)  I0  son  perduto. 


Isa. 

Meco  fuggi...  o  morirò... 

E  assassin  sarai  creduto!... 

Art. 

Ferma?  ( cercando  carpirgli  il  pugnale) 

Isa. 

Fuggì...  (tenendolo  con  riolenz 

A  NT. 

Oh,  sì,  verrò. 

(vinto  dalla  passione  d’ Isabella) 

A  te  cedo;  io  m’abbandono 
AH’  avverso  mio  destino. 

T’amo  io  pur,  tuo  schiavo  io  sono; 
Pendo  ornai  dal  tuo  voler. 

Di  te  farmi  l’assassino?... 

Si  sconvolge  il  mio  pensier. 

Isa.  Egli  cede  all’ amor  mio: 

Salvo  è  ormai  da  infame  morte! 

Ti  ringrazio,  o  sommo  Iddio, 

Colla  voce  e  col  pensier. 

Il  mio  giubilo  è  sì  forte 
Che  noi  posso  sostener. 

Fra  brev’  ora  qui  m’  attendi. 

Teco  il  fato  io  sfiderò. 

A  NT.  Forsennato  tu  mi  rendi: 

Più  pensier,  più  cuor  non  ho. 

(Isabella  parte  per  la  porta  segreta  j  Ani.  si  ritrae) 


28 


PARTE 


SCENA  III. 

Terrazza  in  riva  al  mare.  Da  un  lato  il  palazzo  reale  in¬ 
ternamente  illuminato.  Dall’ altro,  ingresso  ai  reali  giar¬ 
dini.  Infondo  il  golfo  di  Napoli ,  la  riviera,  ed  il  Vesuvio. 
Notte  con  luna. 

S’  avanzano  guardinghi  alcuni  Cavalieri  Calabresi ,  coperti 
di  mantelli:  essi  girano  per  la  scena,  guardando  intorno. 

Coro  a  parti  Si  fa  notte.  -  Ancor  non  venne:  -- 
Tardar  molto  ei  non  dovrà.  - 
La  sentenza?  -  Egli  l’ottenne.  - 
E  Caracciolo?  -  Morrà!  - 
Alla  festa  è  la  Reggente  : 

Ma  un  proposto  arcano  ha  in  sen. 

Essa  1’  ama  ardentemente,.. 

Sospettar  di  lei  convien. 

Tutti  (sotto  voce) 

Del  terribile  castello 
Ogni  varco,  ogni  cancello, 

Da  fedeli  è  ben  guardato, 

E  spialo  ed  osservato  : 

Nè  la  nostra  vigilanza 
Ingannata  resterà. 

Di  salvarlo  la  speranza 
A  lei  vana  tornerà. 

SCENA  IV. 

I&oceo  Bel  Pizzo  con  lungo  mantello  e  gran  cappello  sugli 
occhi:  dopo  avere  osservato  intorno  si  avvicina  ai  Nobili. 

Hoc.  Amici!  L’ onor  mio 

E  il  vostro  avran  vendetta. 

Coro  (fondando  incontro)  jj  fay0rito  ^ 

Hoc.  Fra  poco  egli  s’appressa 

Sovra  il  palco  a  lasciar  l’ infame  testa. 


Cono 


Roc. 


SECONDA 

11  forsennato  amor  della  Reggente 
Ci  può  deluder  tutti.  Il  giuramento 
Ch’ho  strappato  da  lei  sol  la  costrinse 
A  segnar  la  sentenza.  Ella  ne  freme, 
E  forse  ancora  di  salvarlo  ha  speme. 
Ah  !  nel  veder  le  lagrime 
Del  crudo  suo  dolore, 

Quasi  ho  sentito  vincere 
Per  la  pietade  il  core. 

Ma,  sventurata  e  bella, 
M’apparve  la  sorella, 

Che  con  acerbo  grido 
Dirmi  parea  così  : 

Vendetta  dell’  infido 
Che  1’  amor  mio  tradì  ! 

Te,  spento  il  reo  Caracciolo, 
Poscia  salvar  sapremo. 

Muoia  :  poi  vado  intrepido 
Al  mio  destino  estremo. 


SCENA  Y. 

Sin  Hobile  Calabrese,  e  detti.  Tutti  lo  circondano. 

Roc  Parla.  ( andandogli  incontro) 

Una  fuga  tentano,  {sottovoce) 

Roc.  Chi  ?...  Dove?... 

Nob  (con  glande  mistero)  Un  navicello 

Vidi  approdar,  là,  tacito, 

Ai  piedi  del  castello... 

R,)C.  Tradir  ci  voglion  essi? 

Cono  Chi  mai  ci  può  Iradir  ? 

Ove  vegliam  noi  stessi , 

Ni  uno  potrà  fuggir. 

Roc.  {nell’ eccesso  dell’ira) 

Non  v’  hanno  deserti  cotanto  lontani 

Laddove  a’  miei  sguardi  si  possati  celar, 
Non  mari,  non  monti  sì  inospiti  e  strani 
Cui  vigil  vendetta  non  possa  varcar. 


30 


PARTE 

lofìno  di’  io  spiro  quest’  aura  vitale , 
infino  ch’io  stringo  furente  un  pugnale; 

A  entrambi  sovrasta  tremenda  la  morte  : 
Spergiuri,  infedeli,  dovranno  perir. 

Coro  Decisa  d’ entrambi ,  giurata  è  la  sorte: 

Spergiuri,  infedeli,  dovranno  morir. 

{Rocco  si  ritrae  verso  il  palazzo  gli  altri  verso  la  spiaggia) 

SCENA  VI. 

Cavalieri,  lìame  e  Leonora  dal  palazzo,  la  maggior 
parte  mascherati.  Mentre  si  ode  dall’  interno  la  musica 
della  danza,  cantano  il  seguente 

Coro  Viva,  viva  la  nostra  Isabella, 

Del  reame  Y  orgoglio  e  1’  onor  ! 

Chi  di  lei  più  felice,  più  bella? 

E  di  tutti  la  speme  e  Y  amor. 

{passeggiando  e  guardando  alla  marina) 

L’  onda  è  tacente  e  placida , 

L’aura  serena  e  azzurra: 

Con  un  tranquillo  palpito 
Appena  il  mar  susurra. 

Già  l’agile  barchetta 
Ne  aspetta  nel  suo  sen. 

Ecco  la  luna  argentea 
Che  a  illuminar  ci  vien. 

{Il  coro  si  ritira  per  la  gradinala  alla  spiaggia  dietro  il  palazzo) 

SCENA  VII. 

isabella  ed  Antoniello  mascherati  ed  abbracciati; 

fiocco  nascosto. 

Isa.  Vieni ,  raffrena  i  palpiti  : 

Nessun  uscir  ci  vide. 

Tutti  pel  mar  si  mossero: 

Il  cielo  ne  sorride. 

Art.  Tu  reggi  i  passi  miei  : 

La  guida  mia  tu  sei. 

Vieni ,  foggiani. .. 


Isa, 


SECONDA  31 

Hoc.  ( uscendo  improvviso)  0  perfido  , 

Caracciolo  tu  sei!  {strappa  la  maschera  ad  Ant.) 
Ant.  Egli!...  É  ben  giusto!... 

Isa  .  (*  Rocco  frapponendosi)  Barbaro! 

Hoc.  Morir,  morir  tu  dèi.  {ad  Antoniello ) 

Isa.  {gettando  la  maschera ,  e  come  fuori  di  se  a  Rocco ) 

Spietato  ,  per  commoverti 
Quali  userò  lamenti  ? 

Vuoi  tu  sospir,  vuoi  lagrime. 

Vuoi  disperati  accenti  ? 

Se  mi  domandi  un  trono, 

Pronta  ad  offrirlo  io  sono. 

Chiedi  regnar?  perdonagli: 

E  un  trono  io  ti  darò. 

Se  la  sua  morte  vuoi , 

Un  vii  ti  chiamerò. 

Hoc.  lo  vile?  0  donna,  giudica 

Se  il  vii  fra  noi  son  io, 

Da  quest’istante  l’arbitra 
Tu  sei  del  viver  mio  : 

Solo  per  questa  mano 
Caduto  è  il  suo  germano. 

Or  la  mia  vita  prenditi  , 

È  dessa  in  tuo  poter. 

Un  giuramento  ,  o  perfida  ; 

Apprendi  a  mantener. 

à;st.  Per  me  non  voglio  grazia,  {a  Rocco ) 

Conosci  i  sensi  miei  : 

Pietà  discendo  a  chiedere 
Soltanto  per  costei. 

Una  novella  vittima 
Del  tuo  furor  fai  segno  : 

Disarmi  in  te  Io  sdegno 
Il  suo  terrore  almen. 

Per  me  la  morte  è  un  termine 
Che  desiato  vien. 

Roc,  {esultando  della  pena  di  Antoniello ) 

Tu  soffri!...  Ah!  le  tue  lagrime 
Son  dolci  a  questo  sen  !... 


3*2  PàRTE  SECONDA 

Isa.  Vieni.  ( cercando  strappare  a  forza  Anloniello) 

Hoc.  Col  suo  cadavere 

Di  qui  tll  fuggirai,  {fava  il  pugnale  e  lo  pianta 
Isa.  Dio!...  Sangue!...  in  seno  ad  A  rito  niello) 

A, NT.  ( cadendo )  Dal  patibolo 

Almen  salvato  m’  hai. 

Isa.  SoCCOrSO  !...  ( gridando  forsennata) 

SCENA  ULTIMA. 

Fra  Coniai©  alle  grida  accorre  frettolosamente,  e  detti. 

Fra  D.  ( atterrito )  Quai  grida  ? 

Isa.  {aggirandosi  per  la  scena )  Caracciolo  muore. 

Costui  lo  trafisse,  {mostrando  Hocco ) 

Fra  D.  {accorre  a  sostenere  Am.)  Che  veggo!...  Oh  terrore! 
Ant.  {sostenuto  da  Fra  Donato  a  cui  parla  interro Itamente) 

0  padre  .,  nessuno  mi  trasse  a  morire... 

Io  solo...  già  stanco  dal  lungo  soffrire... 
Dall’onta  d’  un  palco...  salvarmi  ho  voluto... 

{volgendosi  a  Hocco  che  lo  contempla  corrucciato) 

Perchè  tu  mi  guardi...  sì  truce,  sì  muto?... 
Perdonami  adesso,  coni’ io  ti  perdono: 

Le  colpe  espiate  col  sangue  già  sono. 

Fra  D.  Iddio  ti  perdona,  e  t’  offre  l’  amplesso  , 
Mercede  agli  eletti,  che  in  terra  soffrir. 

IsA.  ( chinata  sul  corpo  caduto  di  Anloniello) 

Che  vale  a  me  pure  il  viver  adesso, 

Se  sola  mi  lasci  fra  tanti  marlir! 

Hoc.  (Commosso  a  pietade  ho  il  cuore  per  esso: 

La  foga  dell’  ira  già  sento  languir.) 

Ant.  Venite  al  mio  seno...  Perdono!  .. 

Fra  D  {a  Hocco  vedendolo  afflitto)  Egli  muor. 

Ant.  Addio...  {spira) 

Isa.  Non  morire...  (fuori  di  sè) 

Era I).  L’accolga  il  Signor! 

{Hocco  nasconde  il  viso  fra  le  mani.  Isabella  si  slancia  sul 
cadavere  di  Anloniello.  Fra  Donalo  alza  le  mani  al  cielo.) 


FINE. 


ELENCO  DEI  LIBRETTI  D’OPERE  TEATRALI 

PUBBLICATI  DA  F.  LUCCA. 


pAdelia 

pAdriana  Lecouvreur 
pAidea 

pAllan  Cameron 
Anna  Bolena 
p  Atala 
p  A  Itila 

pArmandoilgondoliero 
Beatrice  di  Tenda 
Belisario 

pBernabò  Visconti 
Capulelie  i  Munteceli  i 
pCaterina  Howard 
pCellini  a  Parigi 
Chi  dura  vince 
Chiara  di  Rosenberg 
pClarice  Visconti 
pCorrado  console  diMil. 
pCristoforo  Colombo 
pClarissa  Harlowe 
pDante  e  Bice 
pDon  Checco 
pDon  Crescendo 
pDon  Pelagio 
pDottor  Bobolo 
pDue  mogli  in  una 
pElena  di  Tolosa 
Elisa 
pElvina 

Eran  due  or  son  tre 
pErcolano 
pEsmeralda 
pEster  d’Engaddi 
pFaust 
Fausta 

pFolco  d’Arles 
pFunerali  e  Danze 
pGabriella  di  Vergy 
Gemma  di  Vei  gy 
pGinevra  di  Scozia 
pGiovanna  di  Casliglis 
pGiovanna  I  di  Napoli 
pGiralda 
pGiuditta 
pGli  Ugonotti 
pGli  Studenti 
pGriselda 
Guglielmo  Teli 
pi  Due  Figaro 
pi  Falsi  Monetari 
pL’  Ebrea 


11  Crocialo  in  Egitto 
11  Barbiere  di  Siviglia 
Il  Giuramento 
pllrilorno  diColumella 
pi  Gladiatori 
pii  Birrajo  di  Preston 
Il  BraVo 

pii  Convito  di  Baldass. 
plldegonda 
pi  Martiri 
pi  Masnadieri 
pii  Borgomastro 
Il  Campanello 
pii  Corsaro 
pii  Deserto.  OdeSinfon. 
pii  Giudizio  Univ.OraL 
pii  Mantello 
pIlMatrimonio  percon. 
Il  Nuovo  Figaro 

I  Puritani  e  i  Cavalieri 
pii  Reggente  * 

II  Furioso 
pii  Tempiario 

Il  Turco  in  Italia 
11  Pirata 
pii  Franco  Bersagliere 
pii  Saltimbanco 
Il  Ventaglio, 
pii  Duca  di  Scilla, 
pii  Folletto  di  Gresy 
plsabella  d’Aragona 
pJone 

pLa  Dama  bianca 
La  Gazza  ladra 
La  Pazza  per  Amore 
pLa  Cantante 
La  Cenerentola 
pLa  Favorita 
pLa  figlia  del  Proscritto 
pLa  Figliadel  Reggim. 
pLa  Locan.dièra 
pLa  Maschera 
pLa  Yalle  d’Andora 
Là  Muta  di  Portici  . 
p. LaProva  d’un’opera  s. 
pLa  Regina  di  Leone 
p  LJ  A  ^  rimd  e  1  s  i  g  n  o  r,z  i  o 
L’AssToict  dlìCognltr 
pL’Assedio  di  Leida 
La  Sonnambula 
La  Straniera 


pLa  Villana  Contessa 
La  Regina  diGolconda 
pLa  Sposa  del  Crocialo 
pLalla-Ruk 
La  Vestale 
pLazzarello 
pLa  Vivandiera 
L’Elisir  d’Amore 
pLeone  Isauro 
pLeonora 

pLe  Nozze  di  Messina 
pLe  Precauzioni 
L’Italiana  in  Algeri 
Lucia  di  Lammermoor 
Lucrezia  Borgia 
pLudro 
pLuigi  V 
pLuiselIa. 

pL’Uomo  del  Mistero 
pL'Osleria  d’Andujar 
L’Ajo  nell’imbarazzo 
pL’Uscocco. 
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Marino  Faliero 
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pMalilde  di  Scozia 
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pMorosina 
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Norma 

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Parisina 
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Roberto  Dévereux 

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pSer  Gregorio 
Torquato  Tasso 
^Un’Avv.diScaramucc. 
ptjfTGeloso  e  la  sua  V. 
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pi  Pirati  spagnuoli 

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